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A spezzare questa ragnatela di supposizioni , vale
la pena di citare il pensiero del Dott.R.Triquet, già
presidente della Société des Amateurs du Dogue de Bordeaux nonché
curatore di uno dei tanti standard che si sono succeduti nel tempo: "Si dice
spesso che il progenitore di tutti i mastini europei fu un grosso cane
proveniente più di tremila anni fa dai confini tra India e Cina, e giunto
attraverso vari passaggi dal Tibet alla Mesopotamia, là dove ha avuto
origine la storia dell'uomo. Poi giunse nell'Epiro,un piccolo regno
dell'antica terra dei Molossi, e successivamente a Roma, proveniente dalla
Gallia. Questo antenato avrebbe compiuto questo lungo viaggio al
fianco di conquistatori, soldati e mercanti. E' possibile che tutto questo
sia in parte vero, ma non dimentichiamo il fatto che gli archeologi hanno
scoperto nella terra destinata a diventare l'attuale Francia ossa di cani
risalenti alla preistoria, ossa che erano quelle di un Dogue de Bordeaux".
Lo stesso club di razza francese, tuttavia,
specifica nello standard di razza che "probabilmente discende dagli
Alani e, in particolare, dall'Alano veltro di cui Gaston Phoebus, conte di
Foix, dice nel XIV secolo, nel suo Livre de Chasse, che "ha una presa
più potente il suo morso di quanta ne farebbero tre levrieri".
Opinioni a parte, una delle poche certezze che si
hanno sul Dogue de Bordeaux è che nel corso dei secoli venne impiegato per
diversi scopi: guardiano, cacciatore di cinghiali, cane da
combattimento contro tori, orsi e giaguari, mandriano, cane da difesa
per macellai e proprietari di vigneti.
Non è poi una novità che di questo mastino si
badasse più alle capacità lavorative che all'aspetto fisico. Se infatti il
termine Dogue compare già alla fine del XIV secolo, occorre aspettare
almeno il XIX se non proprio il XX secolo per avere un tipo di cane
omogeneo. Ne è una prova la prima esposizione canina a cui partecipò :
quella tenuta presso il Jardin d'Acclimatation a Parigi nel 1863. Ecco a
questo proposito un commento della Société des Amateurs du Dogue de
Bordeaux: "C'erano alcuni cani con grandi teste ed altri con teste molto
piccole, alcuni con tronchi eccezionalmente massicci e altri molto
minuti. Il colore della maschera era poi oggetto di numerose polemiche e
discussioni".
Un'ulteriore conferma della grande difformità
morfologica di questo molosso è testimoniata dalla presenza di almeno tre
tipologie diverse di Dogue: quello di Tolosa (mantello pluricolore e
tigrato, corpo allungato e ossa corte), quello di Parigi (chiusura dei denti
"a forbice" a differenza degli altri che presentavano un prognatismo di
almeno un centimetro, orecchie tagliate o integre a seconda degli
allevatori), e quello di Bordeaux dal quale discende maggiormente il cane
che conosciamo oggi.
Non solo. Dal 1895 in poi si sono succeduti
almeno quattro revisioni dello standard, per arrivare a quello del 14 Aprile
1995 qui proposto. |